Sul vestire, il profumo e la memoria
Ricordo una volta di aver camminato in un frutteto di pesche nel sud della Francia, a fine agosto, sul far della sera, quando i rami degli alberi fremevano sotto il peso caldo della frutta matura. Il sole premeva. Un profumo rotondo, pieno, mielato si insinuava tra gli alberi, un pigro flusso d'aria profumata, e seppi che l'avrei ricordato per sempre. Da quel momento, ogni sentore di pesca evocava ogni atomo di quella scena: ogni ramo carico di frutti, ogni sentiero erboso tra gli alberi, ogni raggio di sole, l'orizzonte, la volta del cielo, l'uomo con cui ero, l'umore in cui mi trovavo. È miracoloso, non trovi, essere trasportati così? Avere un ricordo così accessibile, una riproduzione della vita a portata di mano? La trama di ogni esperienza che viviamo è sia il presente, mentre accade, sia un portale verso il passato e verso il futuro, strati su strati di momenti raccolti che si ripiegano su se stessi.
La fragranza è il primo degli strati che scegliamo di indossare. È invisibile ed evocativa, una magia eterea; è assolutamente fluida, mescolandosi diversamente su ogni corpo. Poi scegliamo il livello successivo, più sostanziale: forse una seta vibrante, o un cotone materico, o una lana soffice. È un'arte additiva, questa presentazione di noi stesse al mondo. Non è occultamento; è comunicazione. Indossiamo una fragranza non per mascherare, ma per annotare: eccomi, accompagnata dal sentore di un roseto, o del mare, o di un giardino di fine estate, che amplifica il mio senso di me stessa. Questo abito non mi nasconde: mi enfatizza, ti dice chi sono, celebra la mano dell'artigiano che l'ha creato, si compiace di quel tipo di bellezza che risuona con me.
Ogni decisione che prendiamo riguardo a ciò che indossiamo è complessa e intrigante. Perché questo colore? Questo tessuto? Questa forma? Questa nota floreale? Cosa immaginava la stilista mentre disegnava questo capo? A contatto con la nostra pelle, abiti e profumi sono le cose più intime che selezioniamo, e allo stesso tempo, sono anche le più pubbliche. Ci vestiamo per noi stesse, per le ragioni più private, ma sappiamo che allo stesso tempo il nostro aspetto trasmette una narrazione al mondo esterno. Forse è per questo che il modo in cui ci presentiamo in pubblico è infinitamente interessante. È come origliare una conversazione sussurrata, appena abbastanza forte da essere udita ma carica di messaggi privati. Il modo in cui ci vestiamo è parte mistero, parte manifesto. Ci componiamo ogni giorno guardando al passato e al futuro, evocando ricordi e immaginando impressioni, creando una visione di noi stesse fresca ad ogni strato che scegliamo, esultando in ognuno mentre raccontiamo la nostra storia ancora una volta.
Susan Orlean per Ulla Johnson